Chi siamo

Proviamo in poche battute, di offrire risposta ad alcune domande “esistenziali” che sicuramente molti si stanno ponendo: chi siamo (da chi è composto il gruppo “La città che vogliamo”), da dove veniamo (come si è formato e per quale ragione), dove stiamo andando (qual è il suo fine ultimo, il suo destino).

Non siamo una lista civica; ciò non è escluso che possa accadere in futuro, e il percorso che stiamo compiendo potrebbe essere ritenuto propedeutico in questo senso, ma non è un’idea che ci ossessiona. Non vogliamo nascondervi che nel corso delle riunioni che abbiamo tenuto da marzo 2018 ad oggi, l’idea è emersa, ma con il passare del tempo ci siamo resi conto che ciò non sarebbe stato possibile senza l’ampliamento della base dei partecipanti e l’individuazione di persone con cui instaurare un confronto proficuo, vuoi perché più competenti di noi in specifici settori o materie, vuoi perché diverse da noi – per età e formazione culturale – e quindi in grado di aiutarci ad allargare la nostra prospettiva.

Quello che più ci preoccupa, in effetti, è capire chi, oggi, in questa città, sia disposto e disponibile a ragionare, ad instaurare un dialogo trasversale – privo di pregiudizi e preconcetti – governato dal raziocinio: l’autorità della ragione in luogo della ricerca di un consenso facile, basata su rappresentazioni irreali – del passato così come del presente –  e proposte irrealizzabili.

Per questo motivo, per questa necessità, a partire dalla primavera scorsa, ci siamo incontrati quasi spontaneamente. Siamo un gruppo di persone più o meno variegato: ragazze e ragazzi, donne e uomini, ciascuno con la propria esperienza lavorativa e i propri interessi, che si ispira agli ideali della Costituzione nata dalla Resistenza.

Ci siamo sono riuniti con l’obiettivo di:

  1. individuare quelli che, a nostro avviso e ad avviso della collettività, sono i problemi su cui la città è chiamata a ragionare;
  2. riflettere su tali temi, con l’esigenza di instaurare un dialogo quanto più trasversale e aperto possibile, purché basato sui parametri della logica e del raziocinio;
  3. porre soluzioni operative per risolverli.

Abbiamo cominciato a definire la nostra visione della Ferrara del futuro con un nostro Manifesto che abbiamo condiviso e perfezionato con l’aiuto di chi ha partecipato alle prime 3 assemblee pubbliche. Perchè vogliamo una città aperta, che guarda al futuro, che non pensa che i problemi si risolvano chiudendosi, rifugiandosi nel passato; una città accogliente e gentile, come recita il nostro slogan, più radicale che ingenuo; una città per tutti, giovani e anziani, residenti e non residenti, ferraresi da sempre o ferraresi da poco, con o senza cittadinanza italiana.

Il percorso che abbiamo deciso di costruire, lungi dall’essere l’esposizione di una proposta preconfezionata e pronta per essere venduta e consumata acriticamente, vuole invece essere una serie di momenti di confronto e di riflessione collettiva, nel solco degli obiettivi cui ho fatto riferimento prima e dell’idea di città, delle visioni, che abbiamo elaborato nel corso delle riunioni che abbiamo tenuto da marzo 2018 ad ottobre scorso.

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